buoni postali

I Buoni Postali sono ancora convenienti?

I buoni postali sono stati per decine di anni una delle opportunità di investimento migliori in italia. Probabilmente per un popolo come quello italiano, poco propenso  al rischio e con poca conoscenza finanziaria, sono stati la migliore scelta per investire i propri risparmi tra gli anni 50 e i primi anni 2000. Ma sono ancora oggi una buona opportunità di investimento e possiamo investirci ad occhi chiusi, oppure anche loro  risentono del tempo e delle mutate condizioni della nostra economia e non sono più convenienti come una volta? Vediamolo insieme

Cosa sono i buoni postali

I buoni postali sono titoli nominativi emessi da Poste Italiane e sono usati come strumenti di raccolta di denaro. Sono venduti esclusivamente nelle filiali delle Poste. Essi di fatto sono una via di mezzo tra una obbligazione simile a un titolo di stato e un deposito postale.

Hanno le caratteristiche dei titoli di stato perchè:

  • Cosi come avviene con i titoli postali senza cedola (BOT,CTZ) il risparmiatore presta i soldi alla posta che li restituisce maggiorati degli interessi. Non pagano cedole periodiche, ma viene restituito a scadenza il capitale maggiorato di una determinata cifra indicata sul buono.
  • La tassazione applicata è pari a quella dei titoli di stato: il 12,5%. Inoltre cosi come per i titoli di stato si paga una imposta di bollo dello 0,2% se il valore totale del buono (capitale + interessi maturati fino a quel momento) il 31 dicembre di ogni anno è superiore a 5000 euro. Al contrario se il valore è inferiore a 5000 euro non si paga il bollo.

I buoni postali sono una via di mezzo tra un titolo di stato e un deposito, che sembrano sicuri ma in realtà fanno perdere denaro agli investitori

Sono assimilabili a un deposito in quanto, a differenza delle normali obbligazioni, si possono rimborsare in qualsiasi momento a scelta del cliente. Il cliente non è quindi vincolato a tenere il buono postale per anni fino alla scadenza, ma se ha la necessità può riprendere i capitali, rinunciando a parte degli interessi che gli sono dovuti, conservando il capitale investito. Questa caratteristica è molto importante. Questo perché i buoni postali hanno una controparte, Poste italiane, che è pronta sempre a rimborsarli. Quindi non c’è bisogno di quotarli sul mercato essendoci sempre Poste italiane disposta a comprarli. Il loro prezzo non essendo quotato non oscilla, come fa quello di una normale obbligazione. 

Tutto questo sembra rendere i buoni postali un ottimo investimento. Troppo bello per essere vero? La risposta purtroppo è si. Il problema è che questa impossibilità di perdere denaro è solo nominale. In realtà i buoni postali fanno perdere denaro agli investitori

I buoni postali in realtà sono un investimento perdente

Dietro l’acquisto di un buono postale c’è una motivazione molto precisa dell’investitore: vincolo i miei soldi per un certo numero di anni e mi vedo restituito il capitale più gli interessi.

Il primo problema nasce dal fatto che nel tempo tra la sottoscrizione e il rimborso del buono la normativa sul rimborso può cambiare. È quello successo in questi anni con una recente decisione della Cassazione che dice che Poste Italiane può in qualsiasi momento modificare in maniera unilaterale il rendimento dei buoni senza avvertire il risparmiatore. Questo significa che un buono che credevamo avrebbe reso una determinata somma, somma che ci ha spinto a vincolare i nostri soldi per anni, da un giorno all’altro non ci restituirà più quella somma, ma una molto più bassa, mandando all’aria le nostre aspettative. Questo rende i buoni postali degli strumenti poco affidabili.

Come se questo non bastasse c’è un altro problema, ben più grave, relativo ai buoni postali: i rendimenti. Se il capitale viene vincolato per un periodo di tempo medio-lungo, il rendimento deve essere proporzionale a questo periodo. Per più tempo mi privo dei miei risparmi e più alto voglio che sia il mio ritorno. Questo è il funzionamento delle obbligazioni (e quindi dei titoli di stato): quelle a più lunga scadenza danno rendimenti maggiori di quelle a breve scadenza. I buoni postali come visto sono assimilabili ai titoli di stato. I loro rendimenti sono però molto inferiori.

Ad oggi i rendimenti dei buoni postali sono i seguenti:

  • 3×2: vincolo il capitale per 6 anni per un rendimento del 0,3% lordo a cui si devono applicare le tasse
  • 3×4: vincolo il capitale per 12 anni per un rendimento dell’ 1% lordo a cui si devono applicare le tasse
  • 4×4: vincolo il capitale per 16 anni per un rendimento dell’1,25% lordo a cui si devono applicare le tasse
  • Buono ordinario: vincolo il capitale per 20 anni per un rendimento dello 0,6% lordo a cui si devono applicare le tasse
  • Buono 4 anni risparmio semplice: vincolo il capitale per 4 anni per un rendimento dello 0,25% lordo a cui si devono applicare le tasse
  • Buono dedicato ai minori: vincolo il capitale per 18 anni per un rendimento del 2,5% lordo a cui si devono applicare le tasse, sottoscrivibile solo per minori
  • Buono soluzione eredità: vincolo il capitale per 4 anni per un rendimento dell’1,% lordo a cui si devono applicare le tasse, sottoscrivibile se si è beneficiari di una eredità
buoni postali

Come si vede i rendimenti sono così bassi da rendere l’investimento in buoni postali estremamente sconveniente. I loro rendimenti sono infatti inferiori anche ai titoli di stato con la stessa scadenza(che hanno essi stessi rendimenti bassissimi) e non proteggono minimamente dall’inflazione. Un investimento in un buono ordinario che rende lo 0,6% all’anno per 6 anni ad esempio, con una inflazione del 2% come quella europea ha una perdita netta dell’1,4% annuo (senza considerare le tasse che paghiamo su quello 0,6%!). In 6 anni un buono ordinario rende -8,4%. Abbiamo vincolato i nostri soldi e in realtà perdiamo circa il 10%

Purtroppo i buoni postali sono visti dagli italiani ancora come una forma di investimento conveniente. Questo era vero fino al’’inizio degli anni 2000 anni in cui i rendimenti erano anche superiori al 10% annuo. Oggi questo investimento è diventato estremamente sconveniente sia se paragonato ad altri sia in termini assoluti, i buoni postali costituiscono a tutti gli effetti una perdita di denaro per chi li sottoscrive.

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    WRITTEN BY

    Il mio nome è Domenico Varricchio. Sono un consulente finanziario. Prima di essere un consulente sono però un risparmiatore che ha capito che oggi è diventato fondamentale investire in modo corretto. Nello svolgimento del mio lavoro ho capito che, come me, sempre più persone necessitano di essere consapevoli di come funziona il mondo della Finanza e degli Investimenti. Ho deciso di creare Conoscenza Finanziaria per aiutare le persone a prendere le decisioni corrette per il loro futuro e quello dei loro cari

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